Pensieri sparsi…
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mercoledì, maggio 23, 2007
By ado gruzza
provo a riscrivere questo articoletto, perchè ieri tra una fase produttiva e l’altra ho scritto le mie 2 mezze paginette e al momento di inviare mi ha detto "impossibile ecc." e tutto è andato perso.
Fortuna che non c’era niente di tanto intelligente dentro!
Il blog è senz’altro più intimo, è più intimo e evita che la discussione sia interotta da roba tipo "se faccio la panca più di una volta alla settimana mi si sgonfiano i bicipiti" e a noi i coglioni.
Dicevo quanto nella scorsa sull’articolo di Paolo, che a titolo di complimento devo dire non ho letto tutto, (come dire, era così chiaro, ero così daccordo che ho fatto senza leggerlo- paradossale ma è esattamente così- ovviamente l’ho dovuto prendere in mano per capire questo) mi sia trovato di fronte a qualcosa di estremamente noto. Ho lo stesso identico approccio, sebbene potrebbe saltare agli occhi le differenze di approccio che sono, in realtà sostanzialmente formali.
Tanto per esempio, lunedì sera dopo una lunga sessione di panca piana (l’ultima della serie) 75%x4×4s, +catene doppiate 75%x3×4s, presa stretta + catene doppiate 75%x2×4s, che malgrado questa tecnica mi dia modo di fare doppio volume a parità di stress, mi sono trovato a pensare che fosse meglio ridurre drasticamente il volume nello squat, anche considerato che il mio compagno d’allenamento avrà la gara di stacco da terra di qui a breve.
Ho voluto calare il volume ma mantenere lo stesso tipo di stimolo, allora che faccio? semplice 6×1 con un carico di circa 75-80% (forse con catene singole, poca roba) poi a seguire 4 singole aumentando 5 kg a singola.
Tutto ciò senza riferirmi a nulla, senza leggere nessun articolo (che mi pare non fosse ancora uscito) ecc. Perchè risulta essere quanto di più naturale ci sia, quanto di più logico, quanto di più simile (ad esempio) ad un marathona di panca piana, o anche ad un 6×2/3 dove tutte le ripetizioni sono ad impulso massimo.
In pratica noi ci alleniamo "ad impulso", e a chiusura del capitolo lunghissimo e affascinante di P. posso dire che anche tutta la trattazione è legata al problema dell’impulso. Per questo rompo tanto i coglioni con sta storia dei sollevatori di peso, perchè fanno una marea di lavoro ad "impulso", e tutto il resto passa in secondo o terzo piano. Poi credo nella massima pragmaticità dell’allenamento, dove ogni cosa ha un suo nome, e la scala di valori deve essere "eticamente" quella della funzionalità, della utilità pratica, quasi per dovere kantiano.
A titolo di sponsor id quanto dico il ragazzo che si allena con me, che non ha una cultura su cosa sia biio, ws, ecc. a fine allenamento mi ha detto "da quando mi alleno così sto benissimo" o qualcosa del genere, per cui nella totale e candida ingenuità ha riconosciuto l’allenamento - un po’ diverso dal solito per noi - 10×1 di lunedì come se fosse uguale a tutto il resto della programmazione, perchè giustamente scandito dalle stesse logiche.
Dico questo perchè non vorrei che si schematizzassero troppo le cose, o che la gente credesse alla favola della fata turchina e del lupo nero. Credo che (come accennavo vagamente su fu) certi concetti vengano dalla base comune di studio pratico. Cioè siamo entrambi (io e paolo ad esempio in questo caso) a contatto con realtà che fanno gare internazionali, con atleti di livello mondiale (io i mondiali li ho anche visti grazie a Dio e ho fatto una garetta in olanda agli albori) e credo che questo contatto con l’esplosività, il controllo totale, la razionalizzazione dei carichi nelle onde di lavoro, venga molto anche da questo, perchè sia nel materiale "emerso" di chi scrive in materia non si arriva a tanta dettagliata razionalizzazione. Anzi.
Purtroppo ON ha perso l’occasione di far entrare queste idee nel circolo della rivista, a favore di Nelson che ci dice quanto devo sollevare di squat frontale se mi dopo e gioco a football.
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Ultimo aggiornamento ( Mercoledì 07 Luglio 2010 08:45 )


